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Eremo di Sant’Alberto di Butrio: tra i boschi della Val Staffora

Quando la calura estiva si fa sentire e le temperature diventano estreme, la tentazione è quella di cercare rifugio lontano dalla frenesia urbana, magari in un angolo di mondo dove il tempo sembra essersi fermato e la natura riprende i suoi spazi. Ho trovato il posto perfetto per un weekend di fuga creativa, tra scorci da immortalare e silenzi rigeneranti, ideale per chi cerca postinstagrammabili immersi nella natura più autentica dell’Appennino.

L’eremo di Sant’Alberto di Butrio: storia, misteri e leggende tra i castagni

Abbarbicato su uno sperone roccioso a quasi settecento metri d’altezza, l’eremo di Sant’Alberto di Butrio mi ha accolto con il suo abbraccio di pietra e il profumo resinoso dei boschi di castagni della Val Staffora, nel territorio di Ponte Nizza. La sua nascita risale nell’anno mille, precisamente intorno al 1030, quando il santo eremita decise di ritirarsi in questo luogo impervio in cerca di assoluto raccoglimento e preghiera. La leggenda narra che sia stato proprio lui a volere la costruzione del primo nucleo, protetto dalle rocce e circondato da una natura selvaggia che ancora oggi conserva intatta tutta la sua aura di mistero.

La grotta del santo e i segreti del complesso monastico

Camminando lungo il sentiero ombreggiato che conduce alla grotta del santo, il luogo isolato in cui l’eremita viveva in totale solitudine, ho percepito una quiete profonda, quasi surreale. Il complesso monastico è un vero e proprio gioiello architettonico composto da tre chiese affiancate e comunicanti tra loro, edificate in epoche differenti. All’interno della chiesa più antica, la suggestione si fa palpabile ammirando i cicli di affreschi medievali e le reliquie del fondatore.

La cella di frate Ave Maria: la vita e la memoria dell’ultimo eremita

Ma c’è un altro luogo che rende questo eremo unico nel suo genere: la stanza di frate Ave Maria, il celebre eremita cieco che visse qui per decenni. Entrare nella cella di frate Ave Maria significa fare un salto nella storia più intima di questo eremo. Cesare Pisano, questo il suo nome al secolo, perse la vista da giovane a causa di un grave incidente sul lavoro ma trovò qui, tra le rocce della Val Staffora, la sua vera luce.

Visse per decenni in questa stanzetta spartana e fredda, arredata con l’essenziale: un letto di corda, un tavolino e pochi oggetti personali. Dalla sua cella partiva ogni giorno per accogliere i pellegrini nel piccolo giardino antistante, offrendo una parola di speranza a chiunque affrontasse il viaggio in montagna. Oggi la sua tomba e la stanza in cui pregava conservano intatta la memoria di una testimonianza di fede vissuta nel silenzio totale.

Sapori autentici: dall’arte salumiera ai vini della Val Staffora

La scoperta di questo territorio dell’Appennino pavese passa attraverso una tavola concreta, legata ai prodotti della collina e della valle. Per iniziare, il protagonista assoluto è il salame di Varzi DOP  tutelato dal disciplinare, dal profumo inconfondibile e dalla consistenza soda e compatta , da gustare rigorosamente con la micca pavese. Tra i primi piatti regnano indiscussi i ravioli di stufato, chiusi a mano dalla tradizione locale e conditi unicamente con il ricco fondo di cottura dello stufato stesso. Per i dolci, la tradizione della valle custodisce preparazioni storiche a base di mandorle, come la tipica torta di mandorle di Varzi, affiancata da crostate rustiche con confetture di frutta locale.

Il tutto merita di essere accompagnato da un calice di Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC, frizzante e vivace, ideale per il momento dell’antipasto con i salumi, riservando invece la struttura complessa e importante del Buttafuoco ai secondi piatti di carne più elaborati della tradizione, oppure da un corposo Buttafuoco, eccellenze enologiche capaci di raccontare il carattere fiero e verace di queste valli.

Cosa vedere vicino all’Eremo di Sant’Alberto: borghi e tappe imperdibili in Val Staffora (Oltrepò Pavese)

Se pensi che la Val Staffora si esaurisca con l’eremo, preparati a ricrederti perché ogni crinale nasconde meraviglie che meritano decisamente l’obiettivo della fotocamera.

A pochi minuti di strada si incontra Zavattarello, dominato dal severo e magnifico castello Dal Verme, una fortezza in pietra che domina il borgo medievale sottostante con un fascino d’altri tempi. Spostandosi leggermente si incontra Cecima, un piccolo borgo perfetto per gli appassionati di misteri e archeologia grazie ai vicini resti protostorici, ma soprattutto famoso per ospitare l’osservatorio astronomico di Cà del Monte, un avamposto spettacolare affacciato sulle colline dove il cielo sembra quasi di poterlo toccare con un dito.

Proseguendo tra tornanti suggestivi, si arriva a Fortunago, un vero e proprio salotto a cielo aperto inserito tra i borghi più belli d’Italia, dove i muri in pietra antica si fondono con una cura maniacale per i dettagli floreali. Infine, impossibile non perdersi tra i portici bassi e le torri storiche di Varzi, un dedalo di vicoli dove il tempo scorre lento tra antiche botteghe e scorci che profumano di storia e tradizione contadina.

Dove dormire in Val Staffora: hotel, borghi storici e B&B nell’Oltrepò Pavese

Per completare l’esperienza di un fine settimana rigenerante, la scelta dell’alloggio gioca un ruolo fondamentale per entrare nel mood del luogo. Nelle immediate vicinanze dell’eremo si trovano soluzioni ricettive concrete all’interno dei borghi medievali, come il B&B Residenze del Borgo o l’Albergo Baldazzi 1916 nel centro storico di Zavattarello, ideali per soggiornare a pochi passi dal castello. Spostandosi lungo la valle verso Varzi, punti di riferimento consolidati sono il garni I Cappuccini wellness o le camere con self check-in di Be Via del Sale.

Per chi preferisce una dimensione rurale tra i boschi e i vigneti tra Ponte Nizza e le alture circostanti, l’Agriturismo Spizzirò o l’Agriturismo Cascina Lella offrono ospitalità all’interno di cascine recuperate.

Nelle vicinanze si possono trovare deliziose dimore storiche e bed and breakfast diffusi all’interno dei borghi medievali, ideali per addormentarsi nel silenzio della notte e godere della vista delle colline nebbiose o soleggiate al risveglio.

Dove mangiare i piatti tipici della tradizione

Sedersi a tavola in Val Staffora è un rito che celebra la convivialità e la genuinità dei prodotti locali. Per gustare la vera cucina autentica del territorio, nel centro storico di Varzi si trovano tappe collaudate come il Ristorante Antico Varzi o il Ristorante Officina dei Sapori, ideali per piatti basati sui prodotti della valle come il salame di Varzi DOP e i primi della tradizione.

Spostandosi verso Zavattarello, punti di riferimento solidi per la cucina casalinga sono l’Albergo Ristorante Baldazzi 1916 o l’Antica Trattoria in Frazione Moline, dove i piatti tipici si abbinano ai vini locali come la Bonarda frizzante e il Buttafuoco.

 



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